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Perchè non si vedono cinesi in farmacia?

 
PERCHÉ NON SI VEDONO CINESI IN FARMACIA
Di HU LANBO  articolo tratto dalla rivista CINAINITALIA (dicembre 2020)


 
Qualche giorno fa un politico lombardo ha chiesto: «Perché non ho mai visto un cinese entrare in una farmacia?». Un giovane immigrato cinese, tornando a casa ha detto a sua madre: «Non andare più nelle farmacie italiane, altrimenti la gente penserà che sei strana!»
Allo stesso modo, ormai da molti anni gli italiani si chiedono: perché non si vede mai un cinese morire? Insomma, si è creato un alone di mistero così fitto in- torno al tema della morte e della salute dei cinesi da dare adito alle teorie più strampalate. «Vengono messi in dei container e spediti in Cina!» «Bruciano i loro corpi nei cortili delle fabbriche!» Sentendo simili congetture, un cinese che non è mai uscito dalla Cina non crederebbe alle sue orecchie. Per noi immigrati cinesi invece è normale, ormai ci siamo abituati a sentire queste dicerie, che non sono diffuse solo in Italia, ma in tutto il mondo. Perché, nonostante la gravità dell’epidemia, non abbiamo sentito parlare di immigrati cinesi morti a causa del virus? È raro incontrarne uno persino negli ospedali. Dunque, non prendono medicine e non muoiono: come è possibile?
La risposta è semplice: su 60 milioni di abitanti italiani, gli immigrati cinesi sono solo 300mila e la maggior parte di questi sono giovani. Con una percentuale così bassa, è logico che la proporzione di malattie e decessi sia molto bassa. Come potrebbero andare spesso in farmacia e in ospedale? Se gli anziani della famiglia si ammalano, spetta ai giovani comprare le medicine dal momento che, secondo la cultura cinese, le nuove generazioni devono prendersi cura delle vecchie. Dunque, durante questo periodo cosa hanno fatto gli immigrati cinesi per prendersi cura di sé stessi? In Cina c’è un vecchio detto che recita “Copriti con la seta prima che arrivi la pioggia” (equivale a “Meglio prevenire che cu- rare”, ndt); così, nonostante Wuhan sia molto lontana dall’ Italia, la maggior parte degli immigrati cinesi si era preparata acquistando mascherine in anticipo. E le hanno comprate nelle farmacie italiane!


 
Gli ospedali Fangcang, i due ospedali temporanei dedicati alla cura del coronavirus che sono stati costruiti a Wuhan in soli dieci giorni, somministravano medicinali tradizionali cinesi a tutti i pazienti con sintomi leggeri. Di conseguenza, in molti attribuiscono alla medicina tradizionale cinese il merito del basso tasso di mortalità per coronavirus. Subito dopo lo scoppio dell’epidemia, il governo ha inviato Zhang Boli, presidente dell’Università di medicina tradizionale cinese di Tianjin, a Wuhan per guidare la lotta contro l’epidemia. Zhang Boli ha somministrato i medicinali cinesi ai pazienti con malattie lievi contribuendo sensibilmente al contenimento dell’epidemia nella città.
Ma che ruolo gioca la medicina tradizionale nella vita degli immigrati che vivono in Italia? In che misura ha aiutato i cinesi in questa epidemia?
Ci sono erboristerie gestite da cinesi sparse in tutta Italia, la gente crede che la medicina tradizionale cinese abbia effetti positivi sulla prevenzione dei virus.
Cina in Italia ha intervistato He Jun, proprietario dell’Erboristeria Jiada. Il signor He ha ammesso, senza giri di parole, che l’epidemia ha migliorato gli affari della sua attività. Molti cinesi continuano ad acquistare le sue erbe, convinti che la medicina cinese possa aiutarli in questo periodo difficile. Il signor He Jun ci ha raccontato: «Ad aprile, più di venti suore in un monastero italiano sono state contagiate. Dei loro quattro medici di famiglia, uno era deceduto, altri due avevano contratto il virus in forma grave; solo uno si era salvato, così mi hanno chiesto aiuto. Ho inviato loro sessanta dosi di una ricetta chiamata Qing Feu Pai Du usata per purificare i polmoni, ampiamente impiegata anche negli ospedali Fangcang di Wuhan. Risultato? Si sono negativizzate tutte». Poi ha continuato: «All’inizio dell’epidemia gli immigrati si sono fatti prendere dal panico, i nostri medicinali li aiutavano a stare più tranquilli. A marzo medici e proprietari di farmacie cinesi in varie città italiane hanno istituito associazioni di volontariato. I nostri numeri di telefono sono stati pubblicati su Internet e ogni giorno ricevevamo centinaia di chiamate da tutto il Paese».
Il signor He ha raccontato che durante l’ondata di coronavirus alcuni studenti internazionali sono stati contagiati e uno di loro è stato ricoverato all’ ospedale Spallanzani. Sono stati curati e negativizzati con la medicina cinese. Ha detto anche che gli italiani non hanno nulla contro la MTC, ma in Italia non si usa ricorrere ad essa per trattare le malattie. In questo senso, la Germania sta avanti. Lì i medicinali cinesi si trovano nelle comuni farmacie.
Nel suo negozio, il signor He vende Codonopsis Radix e Astragali Radix in sacchetti da 100 grammi al prezzo di 10 euro, due erbe molto efficaci nel rafforzare il sistema immunitario.
Dopo la fine dell’epidemia a Wuhan, il governo cinese ha pubblicato alcuni trattamenti medici validi: quello dello Zhejiang, dello Hubei e dello Shaanxi, ricette semplici ed efficaci per combattere l’epidemia. «Nel nostro negozio utilizziamo principalmente il trattamento dello Zhejiang, che usa sei tipi di erbe».
Dal negozio del signor He, ci siamo spostati nella vicina Erboristeria Huatuo dove si era formata una fila composta da diversi clienti italiani. La proprietaria, Wu Chunlei, era impegnata con le vendite. La signora Wu e suo marito Hu Xiaozhang hanno aperto questa attività nel 1997 e l’80% della loro clientela è rappresentata da italiani.
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